Cassino per il 27

Con la Casa della Carità di Cassino. Nel mondo, tante le testimonianze e le iniziative, diverse ma uguali

nel significato: ringraziare Dio per il dono fatto – non solo alla Francia, dove è nata, ma a tutta l’umanità – di una donna così coraggiosa, intraprendente, determinata a seguire, contro ogni difficoltà e opposizione, la strada che sentiva indicatale da Gesù. Una Santa, una grande Santa, le cui figlie, donne altrettanto coraggiose e pronte a spendere la propria vita per gli altri, sono sparse in tutto il mondo ed attualmente, pur se nella vecchia e stanca Europa le vocazioni non sono più così numerose come agli inizi, negli altri continenti c’è un fiorire sorprendente di “chiamate” del Signore a seguire la via tracciata da Giovanna Antida. 

E dunque, anche le Suore della Carità di Cassino sentivano il desiderio ed il bisogno di esprimere pubblicamente seppur discretamente la loro gioia per la festa: non tanto e non solo per celebrare una nascita avvenuta in tempi lontani, ma perché grazie a quella bambina, quinta di otto figli e di costituzione delicata, è nata un’opera grandiosa di carità, che ha aiutato, istruito, soccorso, educato, curato migliaia e migliaia di persone. Duecentocinquanta anni di amore! 

Come celebrare tutto ciò se non con un gesto di carità? Suor Clotilde, Superiora nella casa di Cassino, e le sue consorelle hanno pensato ad una cena di festa con gli ospiti della Casa della Carità, dove una di loro, Sr. Ermanna, lavora quotidianamente. Ma ovviamente, prima la preghiera! Pur nella ristrettezza dello spazio, si è allestito un altare dove l’Abate di Montecassino P. Donato Ogliari, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica: a concelebrare con lui era Dom Luigi M. Di Bussolo, ad animare la liturgia il Coro 3D di S. Angelo in Theodice, con tastiera, chitarre e flauti e tutta la freschezza e simpatia di ragazzi giovani e pieni di entusiasmo. Presenti, oltre agli ospiti della Casa, pochi amici di vecchia data, non tutti, certo, ma solo per ragioni di spazio. In apertura Sr. Ermanna ha parlato brevemente della “festeggiata”, S. Giovanna Antida, il cui volto sembrava guardare i presenti da un quadro posizionato nella sala, e ne ha tracciato un efficace profilo biografico e spirituale. 

Nell’omelia il celebrante, con la consueta chiarezza e profondità di accenti, ha commentato e attualizzato le letture proclamate, sui segni dei tempi (“Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi… il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” Lc 21, 34-36) e sulla venuta del Signore, il cui potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il cui regno non sarà mai distrutto. 

Un momento particolarmente toccante e significativo è stato, alla fine della celebrazione, quando un ospite della Casa, musulmano, è stato invitato a fare lui una preghiera e allora ha cantato, con la tipica musicalità mediorientale, una invocazione nella sua religione e lingua. E’ stato davvero un momento forte di fraternità, nella semplicità dei gesti e nella verità dei rapporti rispettosi e amichevoli. 

Solo dopo è venuto il momento della convivialità, con un rinfresco ben preparato che ha trasformato in sala della festa la “cappella”, e infine con una bella torta che recava la scritta: “Ad oggi 250 anni di carità”. Prima del taglio della torta, Sr. Clotilde ha parlato con trasporto della spiritualità e del carisma della Santa Fondatrice. Si respirava un clima di serenità e di gioia, di amicizia schietta e di valori condivisi tra persone diverse per età, stato, cultura, religione. Ma su tutto dominava la carità e S. Giovanna Antida, dal suo ritratto, sembrava osservare e sorridere per queste sue figlie che avevano scelto di festeggiarla così, nel suo stile.

Una storia di carità lunga 250 anni  di  Adriana Letta  in www.diocesisora.it 

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