Di inizio... Napoli 1821

L’Educandato di Regina Coeli a Napoli. Nel 1821, Jeanne-Antide aprì un Pensionato per fanciulle molto distinte.

 

Fino a quel momento, l’educazione delle giovinette di famiglia aristocratica era avvenuta pressoché esclusivamente negli educandati annessi ai monasteri di clausura,  dove la maggior parte del tempo era impegnata, come per le monache, nella preghiera corale, nella partecipazione agli uffici religiosi, nelle letture devote, nell'imparare a memoria il catechismo. Costrette di fatto alla clausura, le educande non potevano coltivare adeguatamente i rapporti con i loro familiari e rimanevano sostanzialmente estranee alla vita sociale e culturale del tempo.

Al Pensionato di Regina Coeli, invece, il livello degli studi risultava superiore alle proposte degli educandati monastici, anche perché le Suore della Carità si dedicavano esclusivamente all’attività scolastica ed erano disposte all’insegnamento per vocazione: “L’educazione della gioventù - ricordava infatti madre Thouret alle sue suore – sarà sempre considerata dalle Figlie della Carità come un oggetto della più alta importanza, che esige le più assidue e insistenti cure”.

Anche la formazione spirituale e religiosa nel Pensionato era lontana da quella proposta negli educandati di tipo claustrale, di tipo essenzialmente mnemonico: a Regina Coeli, la religione doveva essere oggetto di studio, “nei suoi dogmi, nella sua morale e nella sua storia”. Le educande avrebbero dovuto essere preparate a ricevere i sacramenti e alla pratica della vita liturgica secondo un programma formativo graduale: “Si  inviteranno le educande più istruite a prepararsi con tutta la cura possibile a ricevere i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia”. Per le riflessioni religiose della mattina potevano essere incaricate anche le educande stesse, “per abituarle a pensare seriamente alla loro salvezza e a parlare volentieri e con facilità di Dio e delle cose spirituali”.  La pratica religiosa delle educande doveva, quindi, essere sostenuta da una ricca vita spirituale, progressivamente interiorizzata.

Nel 1853, il Pensionato accoglieva ben “centocinquantanove Signorine” e vi erano impegnate trenta suore; il numero delle convittrici era dunque molto alto e comunque le religiose, in servizio anch’esse in numero rilevante, garantivano un rapporto educativo qualificato.

La giornata delle signorine educande cominciava con la preghiera comune; un’ora di ripasso personale delle lezioni del giorno precedente e di ripetizione ad alta voce alla suora assistente precedeva la colazione. Poi l'intera mattinata era “consacrata allo studio di lettura, scrittura, aritmetica, geometria, storia, geografia, lingua italiana e francese”; nel pomeriggio le lezioni più leggere: “lo studio del disegno per un’ora, quindi la musica per un’altra ora o il canto per mezz’ora”. Seguiva poi il lavoro manuale, interrotto dalla merenda, che si concludeva alle sei meno un quarto con “la visita al SS. Sacramento per un quarto d’ora”. Fino alle sette era previsto lo studio delle lezioni a memoria

I programmi delle singole materie e il metodo d'insegnamento erano gli stessi prescritti per le scuole di carità e le scuole degli orfani e dei trovatelli, ma “si apprenderà a memoria l’astronomia e la geografia, come pure la grammatica. La storia si leggerà in comune”, prescrivono le Costituzioni. Per allargare gli orizzonti mentali delle educande, “la geografia sarà impartita attraverso l’uso delle carte geografiche e, se e possibile, con i mappamondi. Lo studio dell’aritmetica sarà più completo di quello accennato nei Regolamenti riguardanti le scuole di carità”.

La formazione per le future padrone di casa era pratica e diversificata: “Con molta premura, saranno abituate ad amare l’ordine e la pulizia, insegnando loro accomodare, lavare, tenere sempre in ordine i loro abiti, la loro biancheria e  ad eseguire in modo appropriato i lavori domestici”. In vista del loro inserimento nella vita di società,  si sottolineava inoltre l'opportunità di trasmettere alle allieve anche le conoscenze "delle regole della buona conversazione”. Infine, alla domenica e nei giorni di precetto, era stabilito che “le alunne assisteranno a cerimonie, conferenze ed istruzioni pubbliche”.

In genere, le Suore delle nuove congregazioni ottocentesche miravano a far prendere coscienza alla ragazze della propria dignità, dei doveri familiari e delle potenzialità presenti nelle donne, nella convinzione che “dall'educazione umana e cristiana della gioventù femminile dipende la solidità delle famiglie e di conseguenza dello Stato", come  scriveva Jeanne-Antide al Re di Napoli nel 1824; essa "contribuisce moltissimo all’educazione degli uomini e alla direzione delle famiglie".

Suor Paola Arosio